May 27th, 2005 at 12:57
Posted by Mattia in diario indiano

Prima di continuare con il mio racconto vorrei ringraziare tutte le persone che mi sono vicine anche a centinaia di km di distanza ed in particolare tutti coloro che hanno lasciato un commento sul blog: gli amici di CL, il gruppo di WT, i miei familiari, parenti e cugini, Davide.. insomma tutti meno quel fottuto di Tami che, assieme al gruppo di Pradamano, non mi ha nemmeno provato a contattare tramite email.

Arrivati a Trivandrum (33 C only) una corriera ci ha trasportati presso l’ostello che la ditta mette a disposizione dei tirocinanti. Ovviamente eravamo gli unici bianchi in mezzo a circa 150 indiani provenienti da vari regioni dell’India. La mattina successiva, vestiti come dei bravi ometti ingiaccacravattati, ci siamo recati in ufficio. L’ufficio di Trivandrum e’ piu’ che altro una specie di universita’ che ospita a rotazione gruppi di tirocinanti per un periodo di 1-2 mesi. Durante questo periodo abbiamo seguito dei corsi introduttivi di ingegneria del software, database, programmazione, quality management, inglese scritto ed orale, ecc. E’ stato come tornare all’universita’, con l’unica grossa differenza che all’universita’ per ripigliarsi dall’abbiocco post-pranzo basta recarsi alla macchinetta del caffe’, qui invece per ottenere un caffe appena simile al nostro bisogna recitare la formula “black coffee, without milk, strong strong strong!” cercando di enfatizzare gestualmente che il caffe deve essere veramente strong. L’ufficio di Trivandrum e’ veramente bello, si trova all interno di un parco tecnologico che concentra le maggiori aziende del settore informatico. Dalla terrazza dell’ufficio si vede solo la foresta che si perde a vista d’occhio fino al mare. Dopo l’ufficio, durante i giorni feriali, si trascorreva la serata in ostello assieme ai nostri nuovi amici indiani. C’era chi guardava la tv (che trasmette all’80% balletti indiani), chi giocava a “caramble” (spero si scriva cosi’) che e’ un gioco da tavolo concettualmente simile al biliardo dove bisogna mettere in buca delle pedine colpendole con le dita; c’era chi passava ore all’internet point all’interno dell’ostello e chi semplicemente parlava o faceva conoscenza con altre persone. Spesso invece di cenare all’ostello andavamo in un ristorantino poco distante che offriva solo quattro o cinque diverse pietanze ma almeno non aveva l’aspetto di un refettorio universitario. Comunque il posto era meraviglioso perche’ non ci trovavamo esattamente a Trivandrum, che e’ la capitale dello stato del Kerala e quindi e’ un po’ trafficata, ma alla periferia di una cittadina poco distante di nome Kazhakuttam…(continua)


May 24th, 2005 at 11:06
Posted by Mattia in diario indiano

L’India e’ per eccellenza il posto dove gli estremi si incontrano, c’e’ un milione di persone che vive alla grande, partecipa ai parties con le star di Bollywood (l’industria cinematografica di Bombay) e puo’ permettersi il macchinone, mentre il resto della popolazione stenta a campare o puo’ permettersi una vita un po’ al di sopra della soglia di poverta’. Mi sono accorto che le caste esistono ancora, nonostante piu’ di qualcuno abbia tentato di farmi credere che ormai nessuno da’ piu’ peso alla cosa. Forse qualcuno di mente aperta non ci fa piu’ caso, principalmente persone acculturate provenienti da i maggiori centri abitati. Ma la realta’ e’ che ogni indiano ha l’innata capacita’ di distinguere a colpo d’occhio la casta d’origine di un altro individuo. Come fanno? mah, valutano
1) colore della pelle
2) atteggiamento (camminata, modo di mangiare..)
3) modo di esprimersi
La suddivisione in caste vale solo tra indiani, perche’ non sono in grado di classificare gli stranieri. Nel training center di Trivandrum, ad esempio, vigeva una regola secondo la quale non eravamo autorizzati ad interloquire con il personale di servizio (camerieri e donne delle pulizie), regola da noi beatamente ignorata durante la nostra permanenza. Anche gli utensili a disposizione di queste persone erano penosi: pulivano il pavimento piegate a novanta usando uno scopetto di saggina, tosavano il prato con le forbici!
Come se dotarli di strumenti migliori non significasse migliorare la loro produttivita’ ma solamente omaggiarli di un immeritato comfort.


May 11th, 2005 at 18:26
Posted by Mattia in diario indiano

(Continuo, in drammatico ritardo, a raccontare gli eventi dei primi giorni in india.)
Appena giunto in albergo il tassista ha cercato di sganciarmi 20 euro di mancia. “Col ca**o, ciapa qua ste 20 rupie e stai cusso!” gli ho risposto.
L’albergo era un 4 stelle turistico, situato nella periferia di Mumbai, molto bello.
Appena arrivato sono stato accolto dagli altri tirocinanti arrivati prima di me. Siamo in 10 e siamo proprio un bel gruppo, oltre a me ci sono 2 francesi, 2 cileni, 2 messicane, un ceco, una peruviana, un taiwanese. Dopo aver conosciuto i miei nuovi amici mi sono fiondato al bar per una birra in compagnia di un ragazzo canadese (anch’esso qui per lavoro) e poi subito a letto.
Il giorno seguente ci siamo recati presso l’Air India building, sede del nostro ufficio (la Tata possedeva l’Air India, poi l’ha ceduta al governo). Siamo stati accolti molto calorosamente, ci siamo presentati a Ranjan, il responsabile del personale e siamo stati istruiti circa l’organizzazione interna della ditta.
I giorni successivi abbiamo seguito un corso introduttivo sulle usanze indiane e sulle attivita’ della ditta presso il Banyan Park, un ufficio a dir poco meraviglioso, l’unica isola verde (artificiale) nel cuore di Mumbai. Si tratta di un piccolo parco naturale con diverse varieta’ di piante locali. Ranjan mi ha indicato un albero, io ho guardato bene ed ho visto che dai rami pendevano dei grossi frutti che poi ho scoperto essere enormi pipistrelli. Qui i pipistrelli dormono alla luce del sole e mangiano frutti.
Cosi’ ho trascorso i primi 5 giorni a Mumbai, moolto agitato, vuoi per la difficolta’ nel capire l’accento locale e nel parlare un inglese decente, vuoi per il caldo ed il caos claustrofobico della citta’. A Bombai, ed in qualsiasi citta indiana in generale, anche l’attivita’ piu’ banale puo’ trasformarsi in un incubo: che si necessiti di uno televisore o di un pezzo di spago bisogna setacciare la citta’. Non perche’ le cose siano irreperibili ma per il semplice fatto che qui non ci sono i grandi magazzini ma una miriade di negozietti specializzati lungo le strade. Le cose che troverete SEMPRE sono le banane ed il mango, penso siano considerate piante infestanti..